Enrico Bassi present
THE CRUMAR  MUSEUM


    La storia
    La produzione

    I modelli
    Intervista all'ingegnere Luciano Jura
    

 

Il mondo degli appassionati dei sintetizzatori deve molto più di qualcosa ad una quasi sconosciuta, almeno in patria, ditta costruttrice di apparati elettronici per la musica e al suo creatore Mario Crucianelli, scomparso diversi anni fa. Parliamo infatti della CRUMAR di Castelfidardo in provincia di Ancona. La società è conosciuta ai più per aver prodotto degli ottimi organi elettronici per l’emulazione del suono Hammond come l’ORGANIZER T1 (1978), l’ORGANIZER T2 (1978) e il T1/c (1981); affiancando alla produzione di questi, affascinanti tastiere di tipo analogico e bellissimi sintetizzatori. Ma cominciamo dagli inizi: Negli anni ’60 c’era la “Crucianelli Mario e figli-fisarmoniche”, sempre nello stesso periodo la famiglia Crucianelli aveva fondato la Elka e cioè la seconda ditta di elettronica musicale italiana dopo la Farfisa. A capo della Elka era stato messo il signor Piero Crucianelli. Sul finire degli anni sessanta, e parallelamente a quello che stava già realizzando la Farfisa, la famiglia Crucianelli aveva ideato la prima fisarmonica elettronica. Con l'avvento degli anni '70, le diatribe famigliari portarono Mario ad uscire dalla Elka e a fondare assieme al fratello Vincenzo la CRUMAR. Il nome sta per CRUcianelli e MARchetti, un socio che all’epoca produceva trasformatori elettrici. Il gioco di parole CRUcianelli MARio è quindi un’informazione errata. La Marchetti si ritirò presto dall’impegno aziendale e rimase la sola famiglia di Mario a gestire la ditta che all’inizio rappresentava una piccola società a conduzione familiare. Dopo qualche anno la Crumar, pur rimanendo come concezione e produzione una realtà poco più che artigianale, allargò il proprio organico a 300 dipendenti circa. Il cuore dell’azienda era composto da due laboratori elettronici e da un laboratorio meccanico. I primi erano dedicati a due tipologie di prodotto; in uno c’era l’ingegnere Carlo Orsetti e il suo codesigner Gervasio Pannelli. Pannelli era analogico e addetto all’hardware mentre Orsetti seguiva le innovazioni tecnologiche come quella portata dal digitale. Entrambi bravissimi tecnici che si occupavano degli organi elettrici per la casa, quelli a due tastiere che all’epoca andavano di moda. Nell’altro laboratorio lavoravano Rossano Bravi, che era il direttore capo, e l’ingegnere Luciano Jura, assistente aggiunto in forze dal 1978. In questo venivano ideati tutti gli strumenti di stampo professionale. Il laboratorio meccanico aiutava entrambi i laboratori elettronici nella realizzazione dei prodotti finiti e dell’estetica. La persona che più di tutte curava l’estetica degli strumenti Crumar era Sante Crucianelli, che oltre ad essere il figlio del proprietario, era un aggiunto direttore commerciale e colui che faceva da tramite tra i laboratori e la parte commerciale; quindi l’anima dei Crucianelli dentro ai laboratori. Quando un progetto era terminato, la produzione si preoccupava di realizzare disegni, modelli estetici e tutto quello che serviva alla produzione finale dello strumento. A prodotto finito, iniziavano le procedure di collaudo delle schede, che venivano prodotte sempre all’interno dell’azienda; il test delle schede risultava pertanto il collaudo del prodotto finito. Esisteva anche una figura di responsabile della produzione, la stessa risultava dislocata in uno stabilimento a fianco e le trecento persone erano necessarie proprio per il montaggio delle tastiere. Le uniche cose che non venivano costruite all’interno erano i mobili e le strutture di contenimento delle quali si occupava una falegnameria apposita. Di fatto quindi, oltre il 90% del lavoro veniva svolto all’interno della Crumar di Castelfidardo.

La storia del vecchio Crumar Museum iniziava dal Multiman-S, ma prima c’erano state altre tastiere, come mi ricorda giustamente lo stesso Sante Crucianelli. La più importante era stata sicuramente il COMPACT PIANO; si tratta di un'idea dello stesso Sante che, dopo aver vissuto per un periodo negli Stati Uniti, aveva carpito le necessità dei musicisti del tempo. L’idea di creare un piano elettrico portatile e compatto era infatti molto avanguardista. Contemporaneamente la Crumar aveva immesso nel mercato altri due modelli di piani elettrici: l' ELECTRONIC PIANO per l'uso semi-professionale, e l' HOME PIANO per l'utilizzo puramente casalingo. C’erano poi i vari BRASSMAN e JAZZMAN che risultano comunque dei surrogati del MULTIMAN. Il BRASSMAN per i suoni dei fiati e il JAZZMAN per il piano elettrico e lo xilofono. Venne realizzato anche un clone dell’SH1000 della Roland, si chiamava COMPAC SYNTH ma non venne mai costruito in serie rimanendo pertanto prototipo; Sante lo ricorda come una stupidaggine molto limitata. La macchina di trapasso tra la vecchia Crumar a conduzione famigliare e la nuova Società Per Azioni del 1977 fu il MULTIMAN-S. La differenza sostanziale tra il primo MULTIMAN e la versione “S”, non è solamente estetica in quanto il primo venne realizzato con la collaborazione di musicisti italiani, mentre il secondo venne studiato con tecnici e musicisti americani. A tale proposito rendo noto che nel 1983, negli USA, venne redatta una classifica di vendita degli strumenti a tastiera del decennio precedente; all’interno di questa il MULTIMAN-S occupava il secondo posto dopo il Fender Rhodes. La fortuna della Crumar era stata infatti quella di possedere un distributore americano, la Music Technology Inc. (dicasi MTI). All’MTI c’erano delle persone molto in gamba, queste vivevano ovviamente la realtà musicale americana; in particolare parlo di Denis Brifiel, musicista laureato in scienze della comunicazione, che spronava l’azienda italiana a realizzare delle tastiere che seguissero le esigenze del mercato statunitense. Da questo deriva il grande successo ottenuto dalla Crumar fra i musicisti americani, di gran lunga superiore alle attenzioni che gli stessi riservavano alla Farfisa o alla Elka. La Crumar rappresentava quindi la punta di diamante delle case costruttrici europee, non tanto tecnologicamente ma come concezione del prodotto stesso, era più moderna perché in quei luoghi seguiva il mercato. Tanto è vero che musicisti come Billy Joel, Stevie Wonder, Joe Vannelli, negli anni ’70 utilizzavano strumenti rigorosamente marchiati Crumar. Si pensi anche che  in Giappone, dove non esisteva una rete commerciale dedicata, esisteva un vero e proprio culto per gli strumenti elettronici della Crumar.

La prima multi-tastiera veramente degna di nota costruita dalla Crumar nel 1974 fu il MULTIMAN che può generare e controllare a differenza del BRASSMAN o di altri modelli della serie "...MAN" più di una famiglia di strumenti sintetici. Il salto qualitativo avvenne però nel 1977 quando, ridisegnato e corretto il modello appena esposto,  fu commercializzato in Europa come MULTIMAN-S e negli Stati Uniti come ORCHESTRATOR. Si tratta di una multi-tastiera in grado di emulare il suono del piano elettrico, del clavicembalo, dei fiati, dei violini e degli archi in genere. Soprassedendo sulla scarsa qualità della sezione piano elettrico, si può tranquillamente asserire che le sezioni “archi” e “fiati” della macchina risultano notevolmente qualitative e per l’epoca rappresentavano una valida alternativa ai vari Solina, RMI e Mellotron. Porto notizia anche di un MULTIMAN S/2; quest'ultimo non è altro che un rifacimento elettronico del classico Multiman-S, anche l'estetica risulta diversificata e molto similare a quella del COMPOSER. L’S-3 invece è un progetto della General Music dopo che la Crumar era stata assorbita dalla stessa. Nel frattempo fece la comparsa una versione portatile di queste tastiere; si tratta del PERFORMER che, mantenendo le caratteristiche soniche dei fratelli maggiori, diminuisce i controlli e i suoni disponibili a favore di una più leggera e maneggevole struttura esterna. La sezione “brass” del PERFORMER monta un piccolo filtro, un controllo per l’attacco e uno per il decadimento, oltre ad un oscillatore a bassa frequenza per le modulazioni. Quella “string” è lasciata invece abbastanza libera. Qualche anno dopo, nel 1983 per l’esattezza, la CRUMAR riprogettò e commercializzò una seconda versione del PERFORMER. I primi veri sintetizzatori prodotti nel 1978 dalla CRUMAR furono i DS1 e i DS2 (digital synthesizers); si tratta di macchine equipaggiate, probabilmente fra le prime, con tastiera a scansione digitale ed oscillatori controllati digitalmente (DCO) invece che con i classici VCO. Si tratta di synth monofonici ampiamente versatili, il DS2 possiede anche una sezione polifonica a tutta tastiera. Quello più venduto dei due era il secondo con una proporzione di 5 a 1 (questo spiega il motivo per cui non si trovano facilmente i modelli DS1). Il fatto che sul DS2 ci sia poi un Sample & Hold,  circuito che permette di fare delle figure strane e ripetitive, dimostra come ci si possa accostare ai sintetizzatori in maniera completamente originale. Luciano Jura, che all’epoca era il dimostratore ufficiale di queste macchine, ricorda come equipaggiati con un DS2 e con altre tre tastiere Crumar, si potessero eseguire delle performance di grande impatto. Per quanto riguarda il prototipo chiamato POLYTRON, il sig. Sante enuncia due possibili spiegazioni. Potrebbe trattarsi del primo nome dato al GDS (secondo il sottoscritto è la teoria maggiormente coerente), oppure potrebbe trattarsi di un prototipo di un sistema che era in cantiere all’epoca. Si trattava di ricostruire una sorta di “Mellortron” elettronico/meccanico con all’interno dei lettori di bobine magnetiche. Era un progetto di un inglese un po’ strano che doveva essere industrializzato e prodotto in Italia ma che di fatto non andò in porto in quanto abominevole e di poco fondamento. Era un qualcosa proposto dal distributore Crumar inglese, un Vescovo Sic di origini indiane. Le collaborazioni con i distributori americani intanto, avevano portato alla realizzazione dell’ambizioso progetto GDS (General Development System), il primo sistema di sintesi in assoluto a montare dei circuiti elettronici completamente digitalizzati. L’investimento d'ingenti capitali in questo progetto risultò purtroppo l’inizio della fine. In qualunque caso con questa macchina la Crumar era arrivata prima fra tutti i costruttori del settore, poiché il GDS lavora con i suoni e la gestione musicale controllata da microprocessore e sistemi completamente automatizzati. Purtroppo i distributori americani, a cui facevano comunque capo, erano decisamente farfalloni e probabilmente perdevano del tempo prezioso. Il progetto GDS era stato elaborato assieme alla Bells Inc. (gli inventori del telefono), ma la Crumar aveva versato da sola gli ingenti capitali necessari per tali studi. Alla fine vennero costruiti solamente 5 esemplari della macchina in questione che servirono per lo più a generare i suoni da inserire in un altro sintetizzatore di fabbricazione americana, il DKI Synergy. Quindi alla fine il GDS divenne semplicemente un satellite del Synergy. Il Signor Sante ricorda sempre con orgoglio come a Francoforte, presso un expo di strumenti musicali, rimasero tutti a bocca aperta quando venne azionato il GDS; in assoluto fu la prima tastiera digitale che si comportava anche da workstation; inoltre possedeva una memoria digitale, microprocessore, sintesi additiva, sequencer e innumerevoli altre funzioni. Arriviamo quindi ai primi anni '80 e sono obbligato ad accennare allo STRATUS e al TRILOGY; sottolineo che la loro polifonia completa é in realtà un trucco ingegnoso in quanto non si tratta di veri sintetizzatori polifonici. Prima nacque lo STRATUS e poi venne il TRILOGY, come estensione del precedente, ed oltre a possedere un’ottava in più risulta maggiormente fornito di funzioni. Rimangono comunque delle tastiere monotimbriche e quindi come spiegavo non risultano dei veri sintetizzatori polifonici. Hanno un filtro solo e il doppio gate; però di fatto questo è l'unico trucco per far passare da sintetizzatore polifonico quello che nella realtà è un semplice monotimbrico. Negli Strates in quel periodo andavano molto forte i sintetizzatori polifonici dell’Oberheim e della Sequential Circuits e quindi in MTI si sentiva l’esigenza di fornire un prodotto alternativo da indirizzare ad un pubblico sicuramente meno accorto. Infatti un Trilogy costava all’epoca un terzo rispetto ad un Prophet5 ma era in effetti un'altra cosa. Sebbene la polifonia completa, il Trilogy era un passo indietro rispetto ai concorrenti, ma sicuramente un passo avanti rispetto ai polifonici a sei voci della Korg e della Roland. La famosa interfaccia a fiato E.V.I. che venne abbinata agli stessi è una cosa veramente originale, specialmente quando ad usarla era il suo inventore, l’ingegnere/musicista californiano Neil Steiner. In seguito la Crumar produsse anche un’ulteriore interfaccia a fiato, il MASTER TOUCH, sempre su licenza Steiner/Parker. Questo risulta più semplice da utilizzarsi ed assomiglia ad una clavietta con i bottoncini per le note al posto dei tasti. Purtroppo l’idea di creare sfumature con il fiato e di suonare la tastiera come si trattasse di un sax o di una tromba non decollò. Con il COMPOSER la CRUMAR continuò la sua corsa verso i colossi dell’elettronica musicale senza tuttavia raggiungerli, ma eravamo oramai nel 1982 e stava prepotentemente prendendo piede una nuova tecnologia. Uno strumento veramente particolare è l’ OMB (One Man Band) e cioè la batteria elettronica a pedale ideata dalla Crumar. Mi è stato riferito che si tratta di un dispositivo che trovò il suo ideale sbocco negli ambienti country d'oltreoceano. Avete presente quei locali del Texas o della California dove un musicista con chitarra sottobraccio, fisarmonica ad archetto e rullante intrattengono la clientela? Era proprio questo il musicista tipo a cui indirizzare una OMB Crumar; un chitarrista country quindi che aveva ai suoi piedi un intero set percussivo. Questa particolare batteria elettronica era stata realizzata su richiesta di un musicista popolare, Bob Maely; Ne furono costruiti dai 100 ai 200 esemplari. La fisarmonica elettronica marchiata Crumar venne invece commercializzata nel 1982; fu ideata dall’ingegnere Luciano Jura e dal musicista californiano Tommy Gomina. Questa atipica fisarmonica elettronica rimase in commercio per 8 anni, ben oltre la vita commerciale della Crumar stessa. Per vocazione di entrambi i suo padri, questa fisarmonica risultò semplicissima; all’epoca era un’inversione di tendenza poichè le fisarmoniche elettroniche possedevano di tutto e di più. Questa invece ritornò alla semplicità, il risultato fu che se ne vendettero tantissimi esemplari fin oltre il 1990. Gomina continuò a suonarla in televisione fino al 1994 per fare il vesto all’Hammond all’interno dei suoi brani prettamente realizzati ai fiati. Tutti i piani analogici dinamici li concepì invece Gervasio Pannelli del laboratorio tastiere per la casa. Tra quelli più curiosi c’è il il BABY GRAND e cioè un piano elettrico inserito in un mobile che simula un classico piano a coda. Il ROAD RUNNER è invece un piano portatile che ottenne un discreto successo anche in ambienti professionali. Altri due prodotti sulla scia dei classici del passato furono i monofonici SYNTHAPHONE (1982) e SPIRIT (1983), quest’ultimo progettato con il contributo di Robert Moog. Garantisco personalmente che si tratta di un monofonico veramente affidabile, particolare e di sicuro interesse. L’unico problema è la reperibilità e la quotazione di mercato che è arrivata attualmente a livelli molto elevati. D’altro canto il fatto che l’abbia progettato Robert Moog (il padre dei sintetizzatori casalinghi), ha contribuito a creare una leggenda attorno a questa macchina. Purtroppo i primi esemplari non erano midizzati, tuttavia il tiro fu poi corretto e questo splendido synth fu dotato in seguito d’interfaccia midi. A questo punto arrivò lo scossone e anche l’azienda nostrana decise di dare un personale contribuire al nuovo mondo dei sinth digitali. In due anni sfornò quattro modelli sotto la denominazione BIT; si tratta di macchine moderne, estremamente tecnologiche, dotate d’interfaccia universale MIDI, programmabili digitalmente e con tante locazioni di memoria dove salvare i programmi relativi ai suoni. Il salto al digitale costò all'azienda tantissimi sacrifici ripagati però in un colpo solo nel 1984. Grazie al BIT ONE, progettato da Luciano Jura, la CRUMAR raggiunge in termini d'immagine i colossi giapponesi come la Korg e la Roland. Purtroppo però le cose non giravano come dovevano e dopo aver immesso nel mercato due versioni rivedute del BIT ONE (il BIT 01 expander e il BIT 99), l’azienda venne ceduta alla LEM (Laboratorio Elettro Musicale). Il Bit 99 e il Bit 01 sono figli del Bit One e ai progetti di modifica ci lavorò Gervasio Pannelli con l’aiuto di Guido Dall’Oglio; tutte le informazioni anche autorevoli che riportano Mario Maggi come il padre di queste macchine, sono false. La produzione del BIT 99 e del modulo d’espansione corrispondente continuò fino al 1986 grazie alla LEM che ne acquistò i diritti europei e la produzione, e alla UNIQUE che produsse per il mercato americano il DBK Synthesizer e il DBE Synthesizer, rispettivamente una copia del BIT 99 e del BIT 01.

INTERVISTA ALL’INGEGNERE LUCIANO JURA:

1)         Una domanda personale. Com’è giunto alla progettazione di strumenti musicali elettronici? Quale il suo percorso formativo?
Mi sono laureato in informatica nel 1976 e all’epoca era amico di Sante Crucianelli che  aveva bisogno di una persona che sapesse suonare gli strumenti a tastiera e soprattutto i sintetizzatori, non che li sapesse progettare, perché stavano uscendo i DS1 e i DS2. Appena finito il militare ho cominciato quindi a lavorare in Crumar come dimostratore. Mentre coprivo questa mansione ho cominciato a progettare, da prima nella sezione di collaudo e poi sono passato alla progettazione vera e propria. Questo fatto di poter girare il mondo e di poter dimostrare i sintetizzatori, mi ha permesso di venire in contatto con il mercato e quindi di capire, innanzi tutto qual’era la posizione della Crumar nel mondo, che in patria nessuno conosceva, e soprattutto di capire cosa chiedeva il mercato, soprattutto quello degli Stati Uniti. Era comunque per noi l’unico mercato a cui fare riferimento

2)         Cortesemente mi può svelare a quali modelli ha lavorato?
Quando sono arrivato io in Crumar, stavano uscendo i DS1 e DS2; quindi io a queste macchine non ci ho messo assolutamente mano. Erano i tempi in cui, detto adesso sembra ridicolo, di automatismi non se ne parlava proprio. Ho lavorato in equipe al T1 e al T2; invece ho progettato completamente da solo il primo pianino digitale (Roadracer), il T3, il Performer con la supervisione di Bravi, ho fatto anche l’assistente a Robert Moog per la realizzazione dello Spirit, allo Status, al Trilogy, al Composer, al Multima-S2, e al mitico Bit One.

3)         Come arrivavate ai circuiti responsabili dei suoni bellissimi ed affascinanti? Se esiste qualche segreto, a distanza di quasi 30 anni può rivelarmelo in esclusiva?
Fino al Multiman-S utilizzavamo dei filtri a discreti; quindi i componenti erano simili a quelli del Minimoog; fatti con dei transistor accoppiati in un certo modo. Poi sono uscite fuori due aziende negli Stati Uniti; una si chiamava Curtis e l’altra (omiss) e abbiamo cominciato a fare  dei VCF integrati. Per cui abbiamo cominciato ad utilizzare quei circuiti li. Sono delle cose difficili da spiegare… Tu adesso ascolti le casse della (omiss*), o le casse della (omiss) o della (omiss), il più delle volte scopri che quelle della (omiss*) suonano meglio e tu mi chiedi: perche? Poi magari dentro vai a vedere e ci scopri le stesse cose. Perché dunque suonano meglio? Perché chi decide come devono suonare ha l’orecchio diverso.

4)         Non arrivavate quindi ad un suono per coincidenza o dopo svariate prove; decidevate già in antecedenza che tipo di suono doveva risultare…
Certo! Negli Stati Uniti, all’MTI, c’erano due musicisti eccezionali; uno si chiamava Tom Pichot e un altro si chimava, si chimava Bo Tomly. Quest’ultimo addirittura aveva passato un anno in Giappone a fare i suoni per la Yamaha. Tom Pichot invece era un grande musicista di New York, un grande tastierista. Quando noi avevamo finito i suoni di solito, l’ultima messa a punto la facevamo con loro. A parte che io avevo assorbito talmente tanto il lavoro che li potevo fare da solo, però per una forma di rispetto, l’ultima messa a punto si faceva sempre con loro. E loro creavano sempre quella sfumatura in più perché erano più avanti; era quella la differenza. Quando noi programmavamo degli attacchi molto rapidi significava che Tom Pichot desiderava delle cose molto percussive, invece magari in altre aziende non c’era questa possibilità; ecco la differenza, non perché usassimo componenti diversi.   

5)         Gli strumenti Crumar non erano indirizzati ai musicisti elettronici. Lo prova il fatto che non sono dotati di ingressi di controllo CV. Nell’ambiente della musica elettronica, come ben saprà, il tutto ruota attorno alle tastiere, ai sequencer, alle drum machine e alla sinergia di tutti questi elementi. Non aver puntato sul settore “musica elettronica”, secondo me ha tagliato le gambe a molti vostri progetti.
Non è vero; non è che i musicisti elettronici non ci interessassero. La realtà è che noi progettisti eravamo pochissimi, tutto quello di cui stiamo parlando lo inventavamo in sei persone, immagina quale mole di lavoro. Per cui eravamo distratti, diciamo che certe cose le abbiamo dimenticate per mancanza di tempo, non tanto perché non eravamo interessati. Detto così sembra strano, ma perché l’azienda di fatto era formata da quattro persone, erano quelle quattro persone che tiravano avanti questo discorso, il resto dell’azienda stava da tutta un’altra parte. Quello che facevamo noi in Italia era un po’ da pionieri e quindi era difficile farlo digerire agli altri. Poi di fatto i nostri americani erano quelli che ci tiravano nel loro mercato, e lo stesso non era indirizzato ai musicisti elettronici. Avremo potuto pensare agli ingressi CV e a quel determinato mercato se ci fosse stato con noi un musicista interessato a quel tipo di musica; in quel momento non c’era.

6)         L’unica pecca dei Bit sono le implementazioni midi incomplete. Un vero peccato per gli appassionati di controller analogici midi e di programmi informatici di gestione synth.
Le implementazioni iniziali erano dovute al tempo di uscita dei primi 500/1000 esemplari; era previsto che con il rifacimento delle schede avremo anche terminato il software per cui le implementazioni midi ci sarebbero state tutte. Purtroppo quello che è successo dopo io non lo so; me ne sono andato dalla Crumar dopo il viaggio promozionale del synth in America. Io credo che il Bit 99 possieda invece tutte le implementazioni quindi basta sostituire il microprocessore 8051 con quello presente in un Bit 99 e si avranno tutte le implementazioni complete.

7)         Ricorda qualche aneddoto particolare accaduto durante la sua permanenza alla Crumar?
Esisteva un immagine diversa della Crumar; in patria era molto snobbata mentre all’estero veniva presa seriamente in considerazione da distributori e musicisti più o meno importanti. La prima fiera che ho fatto fuori dall’Italia, nell’ottobre del 1977, sono arrivato in Spagna da solo poiché Sante Crucianelli era stato bloccato all’imbarco per colpa del suo passaporto scaduto. A Barcellona ho trovato un bravissimo distributore spagnolo che lavorava con noi e che aveva predisposto lo stand della Crumar attaccato a quello della Hammond. Li mi sono messo a suonare com’ero abituato a fare, e cioè suonavo l’organo nel modo di Jimmy Smith per intenderci. Quella volta dovevi vedere gli spagnoli come mi guardavo, dopo quindici secondi c’erano 300 persone che mi ascoltavano; mi ricordo che avevamo attaccato un Organizer, e cioè l’organo progenitore del T1 e T2 e ci eravamo fatti prestare due Leslie dallo stand della Hammond, e il suono che ne usciva era davvero molto bello. Dopo questa presentazione, la Crumar ha ottenuto un grosso successo in Spagna, dovuto oltre alla bontà degli strumenti, anche alla sorpresa musicale che si era verificata in quell’occasione. Qualche anno dopo invece, quando arrivavo in certi posti, attaccavo il DS2 che partiva con il simple & hold dal suono randomico e sequenziale, e ti faceva questa base sulla quale poi ci mettevo qualsiasi cosa. Immagina poi, quando avevo altre tastiere, su una base come quella ci facevo gli accordi con il T2 o con il Trilogy e il basso con il DS1, il tutto risultava particolare e sintetico.

8)         Incontri, scontri e storie riguardanti i musicisti legati alle macchine Crumar…
Ricordo la prima volta che sono andato in California, alla fiera di Winthernam che si tiene in gennaio, ero con Tommy Gomina, col quale avevo realizzato la fisarmonica elettronica per la Crumar, e mi sono visto circondato dai mostri sacri del jazz; c’era gente come George Bensoll, Oscar Peterson, Joh Pers, Ray Brown e con loro tutti i più grandi musicisti jazz del tempo. Quando è uscito il DS2 invece, c‘erano i Pooh che volevano introdurre nella loro musica il sintetizzatore. Sono andati a sentire il Polymoog e poi sono venuti a sentire il DS2 e devo dire che quest’ultimo gli è piaciuto, anche perché li spaventava di meno. Sono stato un giorno intero a cercare di far capire al buon Fachinetti come si potevano fare certi suoni e alla fine lui ha detto a Sante: senti se mi dai anche lui bene, altrimenti non si fa niente. Loro avrebbero preso il nostro sintetizzatore però volevano che io gli stessi vicino probabilmente; io per impegni aziendali non potevo assolutamente. E poi hanno comperato il Polymoog perché alla Moog gli hanno dato un tecnico e con quella tastiera ci hanno fatto un disco. Io lo avevo detto a Sante che sarebbe valsa la pena perché ci avrebbero fatto un disco e quindi della buona pubblicità…  

9)         Musicalmente parlando, chi è Luciano Iura?
Io non sono mai stato un compositore; attualmente suono solamente il pianoforte.

(nds: A questo punto posso ammirare il bellissimo pianoforte a coda del 1912 che staziona nel salone di casa Jura, Luciano accenna solo alcuni accordi; possiede un suono bellissimo; oggi è questo lo stradivari dei pianoforti; fra cento anni saranno le tastiere Crumar a divenire i veri strumenti stradivari dell’era elettronica del suono).


SERIE MODELLO

ANNO

LINK INTERNO
Serie Compac Compac-Piano (B1) 1972 info + foto
Compac Piano (B2) 1973 info + foto
Compac String 1973 info + foto
Compac Brass 1973 info + foto
Serie Man Brassman 1974 info + foto
Pianoman 1974 info + foto
Jazzman 1974 info + foto
Stringman 1974 info + foto
Multiman 1975 info + foto
I primi organi Organizer 1974 info + foto
Traveller 1974 info + foto
Serie Man-S Multiman-S / Orchestrator 1977 info + foto
Multiman-S2
Serie Organizer Organizer T1 1978 info + foto
Organizer T1/C 1981 info + foto
Organizer T2 1978 info + foto
Organizer T3 1981 info + foto
Altri organi Toccata 1981 info + foto
Serie DS Digital Synthesizer DS1    1978 info + foto
Digital Synthesizer DS2    1978 info + foto
Serie Performer Performer 1979 info + foto
Performer 2 1983 info + foto
Serie Road Road Runner
Road Runner/2 foto
Roadracer

 1981

info + foto
Serie piani digitali DP 30
DP 50  1981 broscure
DP 80
Baby Grand

1980

info + foto
Serie Synth multitastiera Stratus 1982 info + foto
Trilogy 1982 info + foto
Composer 1983 info + foto
Altre macchine GDS 1980 info + foto
OMB 2
Synthaphone 1982 info + foto
Spirit 1983 info + foto
Electronic Accordion
Interfaccie Breath E.V.I. 1981 info + foto
Master's Touch 1981
Serie Bit Bit One 1984 info + foto
Bit 99 1985 info + foto
Bit 01 1985 info + foto
Bit MMK 1985 info + foto

 

 

Ringrazio vivamente il Sig. Crucianelli Sante e l’ingegnere Luciano Jura per le informazioni e l’appoggio morale fornito gratuitamente al fine pratico del progetto di rivalutazione di queste macchine. Contemporaneamente ringrazio Ernesto Eleuteri (lesrockets) per avermi fornito molto materiale utile ai fini di questa ricerca, l'Organ Planet di Lissone e il Music Match di New York.


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